miércoles, 14 de mayo de 2014

LADRI DI BICICLETTE de VITTORIO DE SICA (1948). MARILENA DATTIS - SAPORE DI CINEMA


LADRI DI BICICLETTE de VITTORIO DE SICA (1948)

MARILENA DATTIS - SAPORE DI CINEMA


Un giorno Cesare Zavattini dice a Vittorio De Sica: ʺ E' uscito un libro di Luigi Bartolini : leggilo, c'è da prendere il titolo e lo spunto.ʺ Si trattava di Ladri di biciclette.
Il film esce nel 1948, la data della prima nazionale viene fissata per il 22 dicembre : la storia è semplice ed essenziale.






Un uomo, disoccupato da mesi, trova un posto come attacchino ma, per poter lavorare gli è indispensabile la bicicletta, "depositata" al monte di pietà; riesce a riscattarla ma gli viene rubata il primo giorno di lavoro. Nella ricerca affannosa e disperata per ritrovarla si scoprirà suo malgrado a tentare anch'egli di rubarne una.
Viene scoperto, malmenato e umiliato davanti al figlio, che lo "scopre" disonesto. Alla fine, padre e figlio andranno via insieme mano nella mano.





"Ladri di biciclette" (1948). Vittorio de Sica
Disegno fatto da Wilker Menacho Salazar
Dodici anni
2014
Instituto de Educación Secundaria "Doctor Balmis"
Alicante
(Spagna)




André Bazin definisce la trovata del bambino un "colpo di genio": il figlio che prende per mano il padre di cui ha intuito il dramma e che cerca di aiutare.

ʺ...quando gli viene la tentazione di rubare la bicicletta, la presenza silenziosa del bambino che indovina il pensiero del padre è di una crudeltà quasi oscena; se tenta di sbarazzarsene mandandolo a prendere il tram, è come quando si dice al bambino, negli appartamenti troppo piccoli , di andare ad aspettare un'ora sul pianerottolo... si è spesso male interpretato il gesto finale del bambino che ridà la mano al padre ... la mano che fa scivolare nella sua non è il segno né del perdono né di una consolazione puerile, ma il gesto più grave che possa segnare i rapporti fra un padre e un figlio : quello che li fa uguali.ʺ (Che cosa è il cinema?  André Bazin - Qu’est-ce que le cinéma?)





La consapevolezza della miseria ereditata dal fascismo e dalla guerra e non ancora superata, vengono ritratte nel film con una potenza straordinaria che gli fece riscuotere un successo internazionale.

Anche se lo sguardo dolente del piccolo Bruno fece il giro del mondo, (aggiudicandosi l'Oscar nel 1949) non piacque ai governanti italiani, che videro nel film un attentato alla rinascita che faticosamente l'Italia stava tentando di attuare.
A tre anni dalla fine della guerra il film venne accolto in Italia con ben poco entusiasmo da parte della critica e del pubblico.

ʺ Era un periodo in cui tutto quello che accadeva intorno a noi era anormale, la realtà era scottante; vi erano fatti e situazioni eccezionali, per cui i rapporti tra individuo e ambiente, tra individuo e società erano forse la cosa più importante da esaminare. Ecco perché prendere come personaggio di un film, un operaio a cui hanno rubato la bicicletta e non può più lavorare, e il cui solo motivo è questo, il motivo più importante del film, intorno al quale tutto il film ruota, quello ,dico, era in quel momento essenziale e ci bastava. Non interessava sapere quali erano i pensieri, quale la natura, il carattere di questo personaggio...tutto questo era possibile ignorarlo…ʺ
(Michelangelo Antonioni - Fare un film è per me vivere)





Verso la fine degli anni '40 l'onorevole Giulio Andreotti, allora segretario dell'appena nata Democrazia Cristiana, in un articolo intitolato Vizi sociali e pubbliche virtù , condannava aspramente il cinema neorealista e in particolare quello di De Sica e Zavattini, indicando la necessità di "lavare i panni sporchi in casa" e non di denunciare i disagi sociali del nostro Paese.

ʺIl mio scopo è di rintracciare il drammatico nelle situazioni quotidiane, il meraviglioso nella piccola cronaca, anzi nella piccolissima cronaca, considerata dai più come materia consunta. Che cos'è infatti il furto di una bicicletta, tutt'altro che nuova e fiammante per giunta? A Roma ne rubano ogni giorno un bel numero e nessuno se ne occupa giacché nel bilancio del dare e dell'avere di una città chi volete che si occupi di una bicicletta? Eppure a molti che non possiedono altro, che ci vanno al lavoro, che la tengono come l'unico sostegno nel vortice della vita cittadina, la perdita della bicicletta è un avvenimento importante, tragico, catastrofico.ʺ
(Vittorio De Sica)






Ecco come la sapiente regia di De Sica ci presenta la situazione nella Roma di allora.


ESTERNO GIORNO. IL QUARTIERE DI VALMELAINA

1. C.M. (campo medio) Sulla destra dell'inquadratura un autobus, al cui interno viaggiano alcune persone, procede su una strada in discesa del quartiere popolare romano. Una panoramica da destra verso sinistra, lievemente obliqua dapprima dall'alto verso il basso, poi dal basso verso l'alto, infine nuovamente dall'alto verso il basso, accompagna lo spostamento del mezzo scoprendo in C.L.L. (campo lunghissimo) la campagna circostante e in C.L. (campo lungo) alti e squallidi edifici.
Già dalle prime immagini Ladri di biciclette, ci propone quel "di più di realtà" di una situazione comune e quotidiana tipica di quegli anni. Ma con una scrittura che, tentando di nascondersi, finisce con esplicitare ancora di più la presenza della macchina da presa.
Nello spazio aperto di un quartiere di Roma, la contrapposizione tra folla e individuo ci viene rappresentata da movimenti di macchina che ci mostrano il reale, una realtà della visione e del tempo.
Potremmo identificarla come una situazione dispersiva in uno spazio puramente ottico, dove il personaggio come dice Gilles Deleuze ha perso le capacità motorie e diventa veggente, la descrizione inorganica ,dove l'oggetto perde le sue normali funzioni, per diventare esso stesso parte integrante di questa immagine ottico - sonora.





ʺLa storia del cinema italiano è la storia della scomparsa dell'oggetto, dell'errare del soggetto, dello sfaldarsi delle situazioni. ʺ
(Roberto De Gaetano L'Italia non indifferente)



Ed è quanto accade alla bicicletta di Antonio Ricci, sin dalle prime battute:
Antonio : La bicicletta? Ce l'ho e non ce l'ho.

Antonio ha bisogno di quel posto, ma la bicicletta è al monte dei pegni ed egli non trova la soluzione; si accascia, in realtà vede ma non riesce ad agire, si blocca nell'immobilismo sulla soglia della porta dell'interno della sua casa, poi si siede sul letto con un atteggiamento apatico, di attesa; il personaggio è chiuso nella sua incapacità d'agire. Sarà Maria, la moglie a prendere in mano la situazione e a trovare la soluzione, ad agire per lui.

Maria: "Levete, Antò!"
Antonio: "Ma che fai?"
Maria: "Se po' dormi' pure senza lenzuola, no?"





Antonio rimane immobile accanto al comò, in figura intera di profilo guardando la moglie con espressione interrogativa. Maria toglie energicamente le lenzuola dal letto e prepara un pacco da portare al monte dei Pegni, Antonio riavrà la sua bicicletta e potrà finalmente iniziare a lavorare.
Nel suo primo (e unico),giorno di lavoro , il primo e ultimo manifesto che attaccherà (come prima e ultima sarà l'esperienza d'attore di Lamberto Maggiorani) certo non a caso è il manifesto del film interpretato da Rita Hayworth "Gilda".






Il sogno, l'illusione cinematografica è, qui, esplicitata; il sogno, l'illusione del lavoro tanto agognato è, qui, perduta.
E' un recupero esplicito della riproduttività insita nel dispositivo cinematografico e, attraverso questo recupero, si attua lo svolgersi di un'operazione metalinguistica, è il linguaggio della modernità cinematografica, dove il cinema ritrova se stesso, dove ci parla di se stesso, tra realismo e metalinguaggio per divenire metacinema.
E' tutto un attimo, sul marciapiede un gruppetto di ladri è in ricognizione e, a questo punto, è in atto quella che potremmo definire una doppia regia, la regia dei ladri che strategicamente si dispongono nello spazio pronti ad entrare in azione, e la regia della narrazione, dove lo stesso protagonista dopo un inutile inseguimento si riconosce nel ruolo del derubato, ruolo che la regia dei furfanti gli avevano già riservato.

Antonio ritorna sui suoi passi, la bicicletta è perduta, si guarda attorno con occhi sbarrati, intorno a lui un mondo disperso e frammentato, si siede su un piolo della scala rassegnato.
Da questo momento avrà inizio il suo "girovagare" alla ricerca della bicicletta, che appare più un vagabondaggio.
Il personaggio sembra stordito dal suo "vedere" gli avvenimenti, "l'azione" gli è impedita ed è soprattutto inutile.
Gilles Deleuze definisce questa attività motoria come un "andare a zonzo."





Gli avvenimenti non avranno nessuna importanza da un punto di vista cronologico della loro successione per quanto è accidentale la loro natura; tutto è lasciato all'aleatorietà dell'incontro.

Zavattini definisce il neorealismo come un'arte dell'incontro e, nella terza parte del film, a iniziare dalla ricerca della bicicletta, gli autori ce ne daranno atto.
Nel cinema classico l'azione era una modifica volontaria di uno stato di cose, nel cinema moderno, l'errare e la veggenza scardinano questa struttura sostituendola con l'aleatorietà dell'incontro.
Di incontri il film è pieno





Dal commissario, agli amici del partito, dall'incontro con la "santona" a quello sotto gli archi con i seminaristi austriaci, dalla casa di tolleranza ,alla casa del ladro dove la miseria e la disperazione sembrano ancora più estreme di quelle dello stesso protagonista.
Incontri che palesano l'impossibilità dell'agire

L'incontro, come dice Zavattini, non può essere "pensato prima", ma deve essere "pensato durante": e ci obbliga a pensare a quel "durante".
E' un cinema dell'incontro visivo, gestuale, corporale, affettivo e mentale; è ciò che definisce la differenza tra cinema classico e cinema moderno dove il binomio percezione - azione viene sostituito dalla veggenza e dall’errare, dove il personaggio non è più l'eroe che con l'azione modifica la situazione, ma è diventato una specie di spettatore; la situazione nella quale si trova, supera le sue capacità motorie e il ruolo centrale del bambino nel neorealismo è dato proprio dall'esigenza di presentare un personaggio in cui l'incapacità di agire è inversamente proporzionale alla sua capacità di vedere e di sentire.






Un cinema della visione sostituisce un cinema d'azione e, come dice Bazinʺ Ladri di biciclette è uno dei primi esempi di cinema puro. Niente più attori, niente più storia, niente più messa in scena, cioè nell'illusione estetica perfetta della realtà : niente più cinema.ʺ



Enzo Staiola, il celebre bambino di "Ladri di biciclette" e il suo incontro con Vittorio De Sica




Marilena Dattis



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